Il Direttore fissa le foglie di crema che decorano il bordo del piatto. “Non c’è stato neanche un giorno, in cui io non l’abbia pensata. Pensata come amore, intendo. Piegato in due, dentro. Gridando ‘amore’, dentro!...”.
Deve rendersi conto della mia espressione spaventata. Si calma subito. Si affretta a dire: “Non so perché le stia raccontando queste cose”. “Forse... Leggo spesso i suoi racconti. Ne sto approfittando...”. “La verità è che vivo schiacciato su un piano inclinato. Basta qualcosa che mi sfiori e scivolo giù...”. “Se solo Lei... Ma sembrava amarmi moltissimo...”. “Se mi avesse amato davvero, non ci saremmo persi". "Non riesco a pensare ad altro che a questo. Se mi avesse amato davvero, non ci saremmo mai persi”.
Lo faccio di nuovo. E so anche perché. Il pianista ha attaccato una versione straziante di “Autumn Leaves”. Mi sta incalzando. “Perché non è restato con Lei?”. Sanguinava già. Continuo ad infierire. “O ha lasciato che le cose andassero così, perché ha pensato che questo dolore fosse più sopportabile delle conseguenze?”.
Non risponde. Non c’è da rispondere. Non è una grande intuizione, la mia. E’ solo la parafrasi di quello che ha già detto lui. Arnaldo si alza e si avvicina.