http://www.youtube.com/watch?v=MQB15iuukCc
Come detto, il Direttore stanotte è venuto a bussare alla mia porta. Mi ha chiamato a voce bassa. Una sola volta. Poi, l'ho sentito allontanarsi. Stamattina, a colazione, abbiamo ricominciato a parlare. Poche, prudenti parole. E due fette di torta di ciliegie per me.
Alle 11.00, chiediamo all'autista di Arnaldo di lasciarci in Piazza Quaranta Martiri. Il Direttore di Dogana è un eugubino che vive lontano da molti anni. E' ancora dell'idea che il luogo migliore per fermarsi a parlare sia sotto l'Orologio.
Se gli ho fatto male, ieri sera, non lo dà a vedere. E' quasi dolce, adesso. "Ho riflettuto sul dolore, stanotte. Volevo dirle: il dolore mi tiene vivo. Mi stringe talmente forte, insieme alla speranza, che non li distinguo neanche più. E' tutto ciò che ho. Non voglio smettere di soffrire, non voglio smettere di sperare. Non voglio vedere il giorno in cui mi alzerò e tutto sarà passato. Non voglio pace. Ha capito?". Grida sottovoce, vibra. Si accorge che mi distraggo. Si calma. "Mi scusi. Continuo ad annoiarla".
Sto per chiedergli: "Dove crede che le trovi, le mie storie?". Ma non c'è tempo. "La donna che è appena passata... Ha vissuto una storia come la sua. Nell'altro ruolo". "Davvero? E' una sua amica?". "No. Non ha visto che non ci siamo salutate?". "E allora, come lo sa?".
Come lo so?
Come lo so?