...continua (2)...

Non ci va. Nessuno lo richiama. Il container sarà riapparso in qualche punto del porto. Lei non vive lontano. L'armatore è il marito. E' gentile, spontanea, non dà l'idea di annoiarsi. Reagisce docile ad ogni iniziativa del Direttore.
E' quasi ora di cena quando, dalla barca, un marinaio viene a prenderla. Il Direttore si sorprende a dominare una ingiustificabile sensazione di inaccettabilità. Più tardi, solo, davanti alla finestra, si congratulerà con sé stesso per avere avuto la prontezza d'animo di darle un biglietto da visita. L'imboccatura del porto ora è illuminata a giorno. Stringe al caldo nel cavo della mano il biglietto che Lei gli ha dato, inaspettatamente, in cambio e pensa "Che fortuna".
Sposta con la forchetta nella salsa minuscoli pezzi di carne. Scuote la testa, fa una smorfia dolorosa. Presumo sia la rappresentazione mimica di ciò che non può profanare con il racconto. Infatti dice solo "Una vita...". Sento lo sguardo di Arnaldo su di me, ma non mi volto. Può aspettare ancora un po', prima di sapere che il capretto del suo cuoco era commovente.
Adesso il Direttore mangia. Srotolare i veli di zucchine marinate agli agrumi dai ventaglietti croccanti di grana fuso lo tiene impegnato per qualche minuto.
"Da quanto non c'è più?". "Da un anno, quasi... E' stata colpa mia. Ho agito come un pazzo. Le ho chiesto ancora un po' di tempo il giorno in cui Lei ha tagliato con la sua vita, dopo che avevo minacciato di lasciarla, perché non lo faceva".
Affondo il cucchiaio nella cocotte di crema al rabarbaro. Lo zucchero a velo nasconde una sfoglia sottile di meringa rosa. Cocciuta, ostinata, guardo il Direttore e continuo ad ignorare Arnaldo.