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Poche, preziose cucchiaiate di crema bianca al tartufo nel piatto. Arnaldo è un sadico. Ascolto, annuisco, sorrido. I figli, la moglie, il lavoro, per il quale prova "Ancora, non lo crederà" intenso entusiasmo... "Perché non dovrei crederle?"
Mi avvicina, delicato, il telefono. Con il dito, scorre le foto. Sembrano recenti, c'è molto sole: lui al porto, lui con la moglie, lui con i figli... Non è da me. Non dico mai alle persone cose del genere, ma, insomma, noto stupidamente a voce alta che, in tutte, lui ride, ma gli occhi restano seri (in realtà volevo dire "spenti". Per fortuna mi è uscito "seri"). E' un po’ colpito, tiene botta "Eh, sì... Forse. Sì". Fissa lo schermo del telefono, lascia freddare la crema nel piatto, si perde. 
Arriva il capretto lucano in salsa di porcini. Che dire... Incrocio per un attimo lo sguardo di Arnaldo, che annuisce, anche lui, alla  Curatrice della Mostra Sperandiana, ma guarda trionfante verso me.  Mi dimentico, davvero mi dimentico del Direttore di Dogana, seduto lì accanto. Poi lo sento dire piano: "Mi sono lasciato trafiggere dall’amore." Alzo gli occhi. E' un altro, è un uomo. 
La storia è quella di una barca in avaria attraccata in emergenza nel canale di ormeggio dei rimorchiatori. E’ Novembre, fa freddo. La Signora accetta un caffè nell’ufficio del Direttore. Che stia succedendo qualcosa, nella sua vita, lo capisce dal fatto che la notizia che arriva, di un container presente sui documenti, ma apparentemente scomparso dal terminal, gli scivola addosso. Anzi, sorride. Questo ricorda, che sorride, mentre guarda verso l’imboccatura del porto dietro ai vetri e dice al telefono "Tra un momento arrivo."