Il Direttore di Dogana


Il Direttore di Dogana ha bussato alla porta della mia camera verso le due, stanotte. Non so cosa volesse, non ho risposto, ho finto di dormire. A colazione, nessuno dei due ha accennato alla cosa. Ieri sera eravamo seduti vicini, a tavola.
Arnaldo mi invita sempre a San Cipriano, quando ha qualche ospite con cui non ha voglia di stare a parlare. Per quel che mi riguarda, non rinuncerei mai a una delle sue serate. Non mi importa se non c’è qualcuno di interessante, l’atmosfera della sala da pranzo vale già il viaggio. E anche il resto lo vale, certo. Certo.
Il Direttore di Dogana, dunque, ieri sera. Non era sembrato che si fosse accorto di me, all’inizio. Qualche complimento formale ai miei ultimi racconti, qualche apprezzamento sulle ostriche al gratin. Molta, molta concentrazione mia sulle ostriche al gratin... Poi, gliel’avevo dovuto dire: c’era stato un tempo in cui avevo  odiato le bollette doganali. Anni fa, mi era toccato per mesi di scovarne, riordinarne ed archiviarne a mazzi. Scatole piene di buste con le copie dei fogli bianchi e verdi di ritorno dagli scali merci di tutto il mondo. Ci avevo passato un’estate intera; era il periodo in cui lavoravo come Corrispondente Commerciale nell’Ufficio Estero di un’azienda del lusso umbra. 
Bollette. Il grado zero delle attività doganali. Ma un’autorità portuale non è Autorità Portuale per niente. E così, eccomi a figura intera nella messa a fuoco del Direttore.